La venipuntura è una tra le procedure invasive più comuni per completare, quando necessario, un esame diagnostico. È una procedura considerata semplice, ma nonostante ciò mette sempre molta ansia sia nell'operatore che la deve eseguire che nel paziente. Per evitare errori, ora affronteremo il protocollo standard per eseguire correttamente la tecnica della venipuntura.
Un grande respiro e... andiamo!
Come primo passo è fondamentale verificare i dati anagrafici del paziente attraverso il riconoscimento attivo; il controllo avviene chiedendo nome, cognome e data di nascita o, nel caso in cui il soggetto non fosse collaborante, lo si individua attraverso il braccialetto identificativo.
Successivamente bisogna fornire alla persona tutte le informazioni necessarie al fine di raccogliere il consenso informato, che abbiamo trattato in un altro post.
Dopo questi primi passi addentriamoci in tutte le serie di operazioni per introdurre in sicurezza il catetere venoso periferico.
L'operatore deve:
- Inizialmente si deve preparare togliendosi tutti i monili che, al fine dell’operazione, sono inutili e possono creare fastidio;
- Adoperarsi a preparare tutto il materiale necessario, precedentemente già illustrato;
- Effettuare il lavaggio delle mani con adeguata quantità di prodotto e sufficiente tempo d’azione, tra i 60 e i 90 secondi. È possibile anche usare un antisettico appropriato, la cui azione deve durare almeno 30 secondi, e indossare i dispositivi di protezione individuali;
- Informare il paziente e comunicargli la posizione più adeguata alla procedura;
- Valutare entrambi gli arti per scegliere quello più adatto. Per una maggior sicurezza è consigliabile la palpazione per escludere la presenza di eventuali controindicazioni;
- Dopo aver fatto accomodare il soggetto, posizionare il laccio emostatico circa 10-20 centimetri al di sopra della vena scelta, avendo cura di non stringerlo troppo;
- Essenziale è svolgere l’antisepsi della cute, in genere con clorexidina alcolica >2%, rispettando il suo tempo d’azione, di circa 30 secondi. Si adopera la tecnica "No Touch": consiste nel non toccare il sito d'azione dopo l'ausilio dell'antisettico stesso;
- Comunicare al paziente l’inizio della procedura;
- Preparare il presidio, avendo grande attenzione che il bisello (punta tagliata dell'ago introduttore) sia rivolto verso l’alto;
- Immobilizzare la vena distendendola con la mano non dominante;
- A questo punto si potrà pungere la vena con un’inclinazione tra i 15° e i 30° in base alla profondità del vaso. Più le vene saranno superficiali, minore sarà l’angolo di inclinazione;
- Inserire il catetere per all’incirca metà della sua lunghezza nella vena e retrarre di circa 0,5 cm il mandrino. Successivamente far avanzare il catetere nel lume del vaso e ridurre l’angolo di inclinazione a circa 10° o 20°;
- È ora possibile sciogliere il laccio emostatico e applicare un cerotto trasparente di poliuretano;
- Estrarre completamente il mandrino applicando una pressione a monte per occludere la vena e impedire la fuoriuscita di sangue;
- Posizionare il rubinetto a tre vie e compiere, con 10 ml di fisiologica, il flushing, una procedura utile per pulire il lume del catetere dagli aggregati di sangue e fibrina;
- Conclusi tutti i passaggi eseguire il locking, ovvero porre il tappino sterile sul device per chiudere il rubinetto e per prevenire il ritorno del sangue nel lume quando il catetere non viene più utilizzato.
Non lasciatevi spaventare da tutti questi passaggi, inserire un catetere venoso periferico è un gioco da ragazzi 😜.
Bibliografia:
A. Tramacere, Posizionamento & Gestione di accessi venosi, lezione IV, Unimi, a.a. 2020/2021 pp. 33-40









Tutto chiarissimo ora
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