Cosa vi viene in mente parlando di tecnici sanitari di radiologia medica?

Sì, siamo quelli che vi fanno le radiografie dal lato sbagliato rispetto a dove sentite dolore, quelli che vi fanno assumere delle posizioni o che eseguono degli esami a volte scomodi, quelli che vi fanno svestire e subire il freddo delle sale diagnostiche, quelli che non vi possono dire che cosa hanno riscontrato nelle immagini acquisite perché “deve aspettare il referto del medico”, ma se vi dicessi che possiamo maneggiare degli aghi? O meglio dei cateteri venosi?
Nella nostra attività lavorativa è comune per noi tecnici utilizzare un mezzo di contrasto, ovvero un farmaco che va ad aumentare il dettaglio anatomico della regione da studiare, in modo da facilitare la diagnosi da parte del medico; l’mdc può essere introdotto nel corpo del paziente tramite gli orifizi fisiologici, come bocca o retto, oppure per via endovenosa. È proprio per quest’ultima che utilizziamo i cateteri venosi periferici per iniettare questo farmaco all’interno del circolo venoso del paziente.
I cateteri venosi periferici sono dei presidi medici e degli accessi che permettono il collegamento tra la superficie cutanea del paziente e una vena del piccolo circolo. I cateteri, in linea generale, sono dei tubicini lunghi e sottili, rigidi o flessibili, di vari materiali, che vengono utilizzati per iniettare direttamente nel torrente circolatorio una sostanza all’interno del paziente, ad esempio vengono utilizzati per mantenere o ripristinare i liquidi del corpo, somministrare diversi farmaci, per integrare eventuali carenze nutritive ed infondere elettroliti.

I cateteri vengono definiti periferici quando sono posizionati all’interno di vene del piccolo circolo, come la vena cefalica, basilica, mediana, radiale o ulnare, e il suo estremo distale non raggiunge la prossimità della giunzione tra vena cava superiore e atrio destro; mentre vengono definiti centrali quando il catetere viene inserito all’interno di una grossa vena del torace o del collo, come la succlavia o la giugulare interna, e il suo estremo distale viene posizionato in prossimità della giunzione tra atrio destro e vena cava superiore.

Nonostante si pensi che l’attività di venipuntura sia prettamente legata all’attività medica o infermieristica, tramite dei corsi di aggiornamento specifici e attraverso una prova d’esame di abilitazione noi TSRM siamo legittimati a somministrare mezzo di contrasto e ad inserire un CVP su indicazione medica specialistica ed in ambienti nei quali il medico responsabile sia presente, purchè queste competenze rientrino nel bagaglio di esperienza e tecnico-culturale della persona. Tramite corsi opportuni inoltre siamo in grado di riconoscere la più lieve e immediata reazione allergica all'mdc e a far fronte alle emergenze che possono insorgere durante la nostra attività lavorativa.

Ebbene sì, la nostra formazione comprende vari aspetti e varie attività all’interno della struttura, compresi quindi anche gli aghi!

Ve lo aspettavate?


Con i prossimi post parleremo nello specifico del patrimonio venoso del nostro corpo, dei materiali utili all'introduzione del CVP e della procedura per il suo inserimento, passo dopo passo.

Mi raccomando, non cambiate canale blog!

Giorgia, Laura D., Laura L., Martina



Bibliografia:

A. Tramacere, Posizionamento & Gestione di accessi venosi periferici, lezione IV, Unimi, a.a. 2020/2021, pp. 4, 54

Sitografia:

https://medicinaonline.co/2018/02/27/differenza-tra-catetere-venoso-centrale-e-periferico/

Commenti

  1. Grazie mille!! Davvero molto utile!

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  2. Buonasera, ho dato un'occhiata al vostro blog. Trattate cose super interessanti e utili, non vedo l'ora di leggere i vostri altri post.

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