Complicanze legate al CVP

 

Nel post precedente abbiamo visto come sia fondamentale seguire i giusti criteri per la selezione della vena ma non sempre è tutto “rose e fiori” e si può incorrere in spiacevoli imprevisti che potrebbero portare a un aggravamento delle condizioni del paziente.

Una delle “complicanze” più frequenti e meno gravi è l’ecchimosi

Vi sarà capitato magari, dopo un prelievo di sangue o l’inserimento appunto del cvp, di notare, nella zona di inserimento dell’ago, un livido violaceo. Si verifica per esempio quando l’operatore che vi inserisce l’ago incontra una valvola venosa oppure quando la vena prescelta non è adeguata e rompendosi provoca la fuoriuscita di sangue che si accumula intorno con conseguente discolorazione della cute. 

In questo caso dopo aver compresso per qualche minuto si pone del ghiaccio monouso; il tutto scompare completamente nel giro di 1 o 2 settimane... state tranquilli!

Altra complicanza legata all’utilizzo del catetere venoso è la flebite ossia l’infiammazione della tonaca intima della vena. Tra i diversi tipi, la più riscontrata è quella batterica che, come dice il nome stesso, è causata dall’azione di tossine batteriche veicolate da strumenti per iniezioni o flebo. 

I sintomi con la quale si presenta sono quelli tipici di un’infiammazione come dolore, arrossamento, gonfiore e calore nella sede coinvolta. La flebite se presa in tempo non comporta rischi seri ma se ignorati i sintomi può aggravare le condizioni del paziente aumentando il rischio di ospedalizzazione.



Infine, uno spazio più ampio lo dedicherei al fenomeno dello stravaso, da non confondere con l'infiltrazione! Questi due termini, infatti, non sono sinonimi e tra loro esiste una differenza sostanziale. Nonostante entrambe i fenomeni facciano riferimento alla fuoriuscita non desiderata del farmaco dai vasi ai tessuti circostanti, questi differiscono per la natura delle sostanze coinvolte. 

Lo stravaso si verifica in particolare quando la sostanza somministrata è un mezzo di contrasto ionico ad alta osmolarità e viscosità. Queste proprietà del mezzo di contrasto fanno si, che una sua fuoriuscita dal distretto vascolare, possano comportare conseguenze importanti per la cute sino alla necrosi e alla sindrome compartimentale (aumento di pressione tissutale) che si verifica quando si ha una fuoriuscita massiva del farmaco con conseguente compressione dei tessuti circostanti. 

L'infiltrazione, invece, si verifica con sostanze che al momento della loro fuoriuscita, possono comportare irritazione dei tessuti limitrofi ma non necrosi come nello stravaso. I sintomi caratteristici possono essere dolore, edema dell'arto, gonfiore. 

In generale lo stravaso e l'infiltrazione sono fenomeni che possono esseri causati da:

  • non affinata expertise dell’operatore (in questo caso potremmo parlare più appropriatamente del  tecnico di radiologia) che non inserisce correttamente l’ago cannula; il catetere non rimane in situ e provoca la fuoriuscita di mezzo di contrasto
  •  le dimensioni del catetere non si adattano al tipo di vena provocandone una sua rottura.

Talvolta però, la “colpa” non è dell’operatore che inserisce il device ma dalle condizioni del paziente e dal suo scadente patrimonio venoso. Le vene, infatti, potrebbero essere troppo permeabili non riuscendo, così, a contenere il farmaco che scorre all’interno. 


RX laterale del gomito con stravaso nell'avanbraccio


Esempio di stravaso in un RX della mano
                                 
                                                           

       


                                           



Lo scopo di questo articolo non vuole assolutamente essere quello di spaventarvi ma riuscire a dare un'idea delle complicanze legate all'uso di dispositivi vascolari. Purtroppo sono situazioni spiacevoli ma pensiamo al fatto che siamo nelle mani di medici competenti!


E tu? Ne conosci qualcuna o conosci qualcuno a cui è successo?😵



Bibliografia:

A. Tramacere, Posizionamento & Gestione di accessi venosi periferici, lezione IV, Unimi, a.a. 2020/2021, p.43

Sitografia:

https://www.infermieritalia.com/2016/04/06/stravaso-infiltrazione-farmaci-endovenosi/

https://medicinaonline.co/2019/06/16/flebite-cose-quando-preoccuparsi-terapie-esercizi-e-mortale/


Commenti

  1. Proprio questo pomeriggio ho mandato una paziente a fare una TAC torace, ed è tornata con un piccolo stravaso di mezzo di contrasto!

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  2. Proprio l'altro giorno è venuto un paziente a fare una tc col contrasto e aveva un catetere venoso periferico inserito da più di 10 giorni, ovviamente sentiva molto dolore e sicuramente aveva una infiammazione.

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    1. Terribile. Purtroppo succede spesso, spero non per incuranza del personale infermieristico, ma per disattenzione dovuta al gran lavoro!

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